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Il Model Context Protocol: Rivoluzionare l’Intelligenza Artificiale nelle Aziende

Scopri come il Model Context Protocol sta trasformando l'uso dell'intelligenza artificiale nelle aziende, migliorando l'integrazione con i sistemi esistenti.

•di redazione
Immagine rappresentativa del Model Context Protocol

In Breve

Cos'è il Model Context Protocol?
Il Model Context Protocol è un approccio standardizzato che consente alle applicazioni AI di collegarsi in modo sicuro a fonti esterne.
Qual è l'importanza dell'integrazione AI nei sistemi aziendali?
L'integrazione consente all'AI di prendere decisioni informate e di migliorare l'efficienza operativa.
Come può l'AI migliorare gli accounts payable?
L'AI può identificare discrepanze nelle fatture e automatizzare i processi di approvazione.

Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale ha promesso di rivoluzionare il modo in cui le aziende operano. Tuttavia, molte iniziative non hanno raggiunto i risultati sperati. Questo è spesso dovuto al fatto che i grandi modelli linguistici, privi di connessioni ai sistemi aziendali, si limitano a funzionare come chatbot avanzati, senza la capacità di prendere decisioni informate.

Perché un modello di intelligenza artificiale possa agire in modo efficace, è fondamentale che abbia accesso a informazioni chiave presenti in sistemi come ERP, database fornitori e general ledger. Senza queste connessioni, l’AI non può, ad esempio, confrontare una fattura con un ordine d’acquisto o verificare lo stato di un pagamento.

Il Model Context Protocol (MCP) si propone come soluzione a questo problema. Si tratta di un approccio standardizzato che consente alle applicazioni AI di collegarsi in modo sicuro a fonti esterne, riducendo così la necessità di sviluppare integrazioni personalizzate per ogni nuovo strumento. Questo protocollo permette connessioni bidirezionali, consentendo agli agenti di recuperare dati e inviare aggiornamenti ai sistemi core.

Grazie a queste connessioni, gli agenti AI possono estrarre dati rilevanti, valutare le informazioni secondo le policy aziendali e intraprendere azioni concrete, come aggiornare record, inoltrare richieste di approvazione o attivare ulteriori passaggi di processo, mantenendo sempre i limiti operativi definiti dall’azienda.

Il livello di autonomia che l’AI può raggiungere varia in base al compito e all’implementazione, ma non è necessario un livello di autonomia totale per generare impatti significativi. Un esempio chiaro è rappresentato dall’area degli accounts payable. Un agente AI con accesso a ordini, registri di ricezione e contratti è in grado di identificare discrepanze, come nel caso di una fattura per 20 casse quando ne sono state consegnate solo 18. A seconda delle regole aziendali, l’agente può richiedere un accredito al fornitore, indirizzare la questione a un operatore con evidenze e raccomandazioni, o procedere al pagamento se tutto risulta corretto.

Altri casi d’uso in questo ambito includono il rilevamento di fatture duplicate grazie alla cronologia fornitori, l’attribuzione automatica dei codici di conto generale basata su dati storici, e la determinazione del flusso di approvazione in base alle pratiche precedenti.

L’obiettivo finale di queste innovazioni è la cosiddetta “touchless processing”, ovvero la possibilità di completare il processo di fatturazione senza alcun intervento umano. Questa metrica binaria rende l’area degli accounts payable un campo di prova utile, poiché gli errori possono avere conseguenze misurabili, come rielaborazioni manuali, pagamenti eccessivi, sconti persi e registrazioni contabili errate.

Prima di investire in soluzioni etichettate come “AI-powered”, i responsabili aziendali devono valutare concretamente a quali sistemi l’intelligenza artificiale può accedere e quali capacità operative effettivamente abilita. Protocolli come il Model Context Protocol possono contribuire a colmare il divario tra strumenti conversazionali isolati e agenti collegati, in grado di supportare processi aziendali più autonomi e affidabili.

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Autore di Voce Finanza.

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