Anie avverte: serve continuità negli investimenti dopo il Pnrr
L'assemblea di Anie Confindustria sottolinea l'importanza di mantenere gli investimenti per evitare un vuoto dopo il Pnrr.
In Breve
- Qual è la principale preoccupazione di Anie dopo il Pnrr?
- Anie teme un vuoto di domanda e risorse che potrebbe seguire la conclusione del Pnrr.
- Quali settori sono stati al centro del Pnrr secondo Anie?
- I settori di energia, edilizia, industria, infrastrutture e trasporti.
- Che percentuale di aziende ha visto un aumento del fatturato grazie al Pnrr?
- Il 54% delle aziende ha generato oltre il 10% del fatturato grazie al Pnrr.
Durante l’assemblea pubblica 2026 di Anie Confindustria, tenutasi a Milano, è emerso un forte timore riguardo alla conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Il presidente di Anie, Vincenzo de Martino, ha avvertito che il “dopo” il Pnrr non può essere un ritorno al passato. È fondamentale garantire continuità negli investimenti per non disperdere i benefici ottenuti finora.
All’incontro, aperto dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini, hanno partecipato rappresentanti istituzionali ed esperti del settore. Anie rappresenta oltre 1.100 imprese, con 490.000 addetti e un fatturato di 118 miliardi di euro. Il settore, infatti, si trova in una posizione migliore rispetto alla media manifatturiera italiana. Nel 2025, la produzione manifatturiera ha registrato una diminuzione dell’1,4%, mentre i comparti dell’elettrotecnica e dell’elettronica si sono attestati quasi 12 punti percentuali sopra i livelli pre-pandemia.
Nel primo semestre del 2026, il fatturato dei settori rappresentati da Anie è aumentato del 9% nominale, in confronto al +3% della manifattura. I quattro mercati abilitati dalle tecnologie Anie—energia, edilizia, industria, infrastrutture e trasporti—hanno un valore di 930 miliardi di euro e generano 297 miliardi di euro di valore aggiunto diretto. Questi mercati hanno ricevuto il 63% dei finanziamenti del Pnrr, nonostante rappresentino solo il 22% dei progetti.
Durante il periodo del Pnrr, il valore aggiunto di questi settori è cresciuto in media del 10% all’anno, rispetto al 2,9% del resto dell’economia. Una survey condotta da Anie e Teha su circa 200 imprese, che rappresentano il 35% del fatturato del comparto, ha rivelato che l’80% delle aziende ha partecipato a progetti legati al Pnrr. Per il 54% di esse, questi progetti hanno generato oltre il 10% del fatturato previsto per il 2024-2025, mentre per il 32% il contributo è stato superiore al 20%.
Il 79% degli associati di Anie ha espresso preoccupazione per la fine del Pnrr senza ulteriori politiche di sostegno. Tra i risultati misurabili emersi dall’assemblea, si segnala un incremento del 32% nella diffusione della fibra, un risparmio del 66% nell’energia primaria e un aumento del 25% nei chilometri di alta velocità. Tuttavia, permangono gap significativi, come quello delle competenze digitali, con solo il 54% degli adulti italiani che possiede competenze digitali, rispetto all’obiettivo europeo del 80%.
Per Anie, la risposta a queste sfide deve passare attraverso un approccio che unisca tecnologia, programmazione, semplificazione e rafforzamento del capitale umano. De Martino ha concluso: «Occorre dare prospettiva agli investimenti; creare le condizioni perché le aziende possano crescere, sostenute dalle competenze necessarie; fare della tecnologia una leva fondamentale della nostra competitività».
